Pordenone
NOSTRA REDAZIONE
Hanno la pelle grigia, scavata da rughe profonde che li fa
assomigliare a bambini invecchiati troppo precocemente, e una
testa grande e ovaleggiante. Dal viso non manca niente: due
enormi occhi scuri, una bocca sottilissima e un naso appena
riconoscibile. E' così che appaiono gli alieni di razza grigia
immortalati dalla macchina fotografica di un giovane pordenonese
che, durante una delle sue tante visite alla loro astronave, ha
avuto la fortuna, o meglio, il privilegio di scattare. Nessuna
parola, con gli alieni la comunicazione avviene per via
telepatica: sguardo fisso nell'obiettivo e clic, il primo piano
è servito.
Ma per poterli vedere, tutti gli altri comuni mortali
dovranno attendere l'uscita del primo volume della collana di
libri sugli ufo che il professor Antonio Chiumiento sta per
ultimare. Venticinque anni di ricerche e documentazioni raccolte
in 400 pagine che racconta la storia delle centinaia di
avvistamenti studiati e verificati in tutta Italia. Per la
precisione, sono oltre 1.200 gli episodi indagati da Chiumiento
nella sua lunga caccia agli ufo, la stragrande maggioranza dei
quali accaduti proprio nel Nordest.
E perché proprio quassù? La ragione, stando a quanto
l'ufologo pordenonese ha deciso di rivelare, dopo quasi sette
anni di segretissimi studi, sarebbe molto semplice: è nella
Pedemontana pordenonese, a poca distanza dalla base Usaf di
Aviano, che gli alieni avrebbero posto il loro quartier
generale. Due basi sotterranee, insediate ben prima dell'arrivo
dei militari statunitensi, lontani pochi chilometri l'una
dall'altra e nascoste da un boschetto. Storie "dell'altro
mondo", che Chiumiento riferisce per conto terzi. Non è lui,
infatti, l'"Unto" dagli alieni, chiamato ad avvicinarsi alle
insondabili verità extraterrestri. Il testimone oculare è un
giovane operaio della provincia di Pordenone (sulla cui identità
il professore ha preferito mantenere il massimo riserbo), che
dal febbraio 1997, quando aveva 24 anni, frequenta gli alieni
"residenti" nelle basi della Pedemontana ma provenienti, a suo
dire, da un pianeta che non fa parte del sistema solare. Un
fatto eccezionale, del quale il giovane decise di mettere al
corrente quasi subito anche il professor Chiumiento, insegnante
della sorella.
«Lì per lì, - racconta Chiumiento - mi avvicinai a questo
come a tutti gli altri casi già incontrati in precedenza con
atteggiamento cauto: dovevo fare le mie indagini. Ma con il
passare del tempo, mi sono reso conto che quello non era un
episodio isolato e che il ragazzo meritava credibilità». A
convincere l'ufologo sono state soprattutto le testimonianze
fotografiche: «Immagini uniche al mondo - giura Chiumiento -,
sulla cui autenticità vale la perizia di genuinità dei negativi
effettuata dall'ingegner Uliano Monti». Le foto sono state
scattate in parte nelle basi sotterranee, dove il giovane ha
detto di avere visto tante gallerie e un hangar pieno di
navicelle spaziali, e in parte dall'astronave a forma
triangolare, che lo avrebbe portato a zonzo tra Marte, Giove e
Saturno.
E' durante una di queste gite che l'amico terrestre degli
alieni, sempre secondo il racconto riferito da Chiumiento,
avrebbe assistito al rapimento di un giovane uomo ad opera di un
altro ufo triangolare. «Di quell'episodio - spiega il professore
- esiste anche una documentazione fotografica. Ma non la
inserirò nel mio libro, perché gli alieni non vogliono che sia
divulgata: hanno paura che possa succedermi qualcosa. Posso solo
dire che il fatto è avvenuto in Europa». Di cose da raccontare,
Chiumiento ne avrebbe un archivio intero. Come il progetto
secondo il quale, a sentir parlare il suo giovane amico, gli
alieni vorrebbero creare una razza ibrida combinando il loro Dna
con quello umano. «Gli esperimenti sono già cominciati - si
limita a dire il professore -: gli alieni hanno prelevato dei
campioni di sperma al ragazzo. Inoltre, non escludo che lo
stiano controllando: tempo fa, dopo uno starnuto, dal naso gli è
uscito un corpo estraneo che abbiamo fatto analizzare al Centro
Ricerche Aerospaziali di Pomigliano d'Arco. Una cosa
stranissima, ci è stato risposto. Forse, aggiungo io, un
impianto alieno».
Quanto basta, insomma, per riempire la sceneggiatura del
prossimo film di Spielberg. In realtà, se lo augura lo stesso
Chiumiento, che però avverte: «Io sono un matematico e non ho
mai visto nulla di strano, ma sono certo che questi non sono
soltanto il frutto di un sogno ad occhi aperti».
Luana de Francisco CUN ITALIA