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tratto da: ARCHEOLOGIA PROIBITA
Secondo Michael A. Cremo e
Richard L. Thompson, a dispetto delle piu' consolidate teorie scientifiche
a riguardo, le origini dell'uomo moderno non risalirebbero a 100.000 anni
fa, ma a ben 3 milioni di anni fa.
Reperti paleontologici e
manufatti, trovati nei siti archeologici che producono tali evidenze, sono
stati ignorati e occultati con l'obiettivo di mantenere saldo lo "status
quo della teoria evolutiva".
Cio' che emerge è che con
ogni probabilità non è esistita un'evoluzione del genere umano dall'Australopiteco
all'Homo sapiens, ma che al contrario uomini e ominidi abbiano da sempre
coesistito sulla terra e che quindi la teoria evoluzionistica della vita
sul nostro pianeta, su cui si basano le odierne scienze naturali, non
abbia alcun fondamento certo.
GLI SCHELETRI DI
CASTENEDOLO (ITALIA)
Milioni di anni fa, durante
il periodo del Pliocene, un mare caldo bagnava i pendii meridionali delle
Alpi, depositando sul fondo strati di corallo e molluschi.
Nella tarda estate del
1860, il professor Giuseppe Ragazzoni, geologo all'istituto tecnico di
Brescia, si recò a Castenedolo, circa dieci chilometri a sudest di questa
città, per raccogliere conchiglie negli strati del Pliocene portati alla
luce in una cava ai piedi di una bassa collina. Il colle del Vento.
Ragazzoni riferisce: Mentre
cercavo conchiglie lungo un banco di corallo, mi trovai tra le mani la
sommità di un cranio, completamente riempita di pezzetti di corallo
cementati con l'argilla del caratteristico colore blu verdastro di questa
formazione. Stupefatto, continuai nella ricerca e oltre al frammento di
calotta cranica rinvenni altre ossa del torace e delle gambe, che avevano
tutta l'aria di appartenere a un essere della specie umana.
Ragazzoni portò le ossa ai
geologi A. Stoppani e G. Curioni. Stando a Ragazzoni, la loro reazione fu
negativa: Senza dare troppo credito alle circostanze della scoperta,
espressero l'opinione che le ossa, invece di essere quelle di un individuo
vissuto in tempi antichissimi, venivano da una sepoltura molto recente in
quel terreno. Mi sbarazzai dei reperti, dichiara Ragazzoni, non senza
rammarico, perchè li avevo trovati in mezzo ai coralli e alle conchiglie
marine, e avevano tutta l'aria, nonostante l'opinione di due studiosi
competenti, di essere stati trasportati li dalle onde dell'oceano e poi
coperti dal corallo, dalle conchiglie e dall'argilla.
Ma non fu questa la fine
della storia. Ragazzoni non riusciva a togliersi dalla mente l'idea che le
ossa da lui rinvenute appartenessero a un essere umano vissuto nel
Plioceen. Perciò, scrisse, tornai non molto tempo dopo nello stesso sito,
e riuscii a trovare qualche altro frammento d'osso nelle stesse condizioni
di quelle del primo ritrovamento.
Nel 1875, Carlo Germani, su
consiglio di Ragazzoni, acquistò un terreno a Castenedolo, con lo scopo di
vendere come fertilizzante agli agricoltori del posto l'argilla marina
arricchita di fosforo dalle conchiglie. Ragazzoni dichiara: Parlai a
Germani delle ossa che avevo trovato, e lo pregai vivamente di fare
attenzione mentre eseguiva gli scavi e di mostrarmi qualsiasi nuovo
reperto di resti umani.
Nel dicembre 1879, Germani
notò delle ossa nel terreno di scavo, a circa 15 metri di distanza dal
luogo dove erano state trovate le prime ossa umane. Il 2 gennaio 1880
Germani inviò un messaggio a Ragazzoni per dirgli delle sue scoperte.
Ragazzoni ricorda: Il giorno dopo, mi recai là con il mio assistente,
Vincenzo Fracassi, per ricuperare le ossa con le mie stesse mani. Tra esse
erano compresi frammenti di crani, qualche dente e parti della colonna
vertebrale, costole, e resti ossei di braccia, gambe e piedi.
A queste dovevano seguire
altre scoperte. Il 25 gennaio, Germani portò a Ragazzoni alcuni frammenti
di mandibola e dei denti. Erano stati trovati a circa due metri dalle ossa
scoperte in precedenza a gennaio. Ragazzoni tornò a Castenedolo e rinvenne
altri frammenti di crani, mandibole, colonne vertebrali e costole cosi'
come qualche dente sparso. Tutti questi reperti, dice Ragazzoni, erano
interamente coperti e colmati di argilla e minuscoli frammenti di corallo
e di conchiglie, il chè spazzò via ogni dubbio che si potesse trovare di
fronte a resti di persone sotterrate in una sepoltura, mentre, al
contrario, confermò l'ipotesi che i resti stessi fossero arrivati li'
dalle onde del mare.
Il 16 febbraio, Germani
avverti' Ragazzoni della scoperta di un intero scheletro. Ragazzoni
raggiunse il sito e fece da supervisore per gli scavi. Lo scheletro
avvolto in una massa di argilla di un azzurro verdastro, risultò essere
quello di una donna con caratteristiche anatomiche del tutto attuali.
Lo scheletro completo, dice
Ragazzoni, venne trovato nel mezzo di uno strato di argilla blu'...Tale
strato di argilla blu' è spesso piu' di un metro, ha conservato la propria
stratificazione uniforme e non mostra alcuna traccia di sommovimenti.
lo scheletro, continua il
professore, aveva tutta l'aria di essersi depositato in una specie di
fango marino, e non è stato sepolto in un periodo successivo, poichè in
questo caso si sarebbero notate tracce della sabbia gialla
sovrastante e dell'argilla rosso mattone chiamata ferretto.
I geologi del giorno d'oggi
situano l'argilla blu di Castenedolo nella fase astiana del medio
Pliocene, cosa che attribuirebbe alle scoperte di questo sito un'età
compresa tra i 3 e 4 milioni di anni.
. . . . . seguono
moltissime altre testimonianze
( vedi ARCHEOLOGIA PROIBITA
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